Niente di più appropriato per il tema di quest’anno scelto dalla Maratona dles Dolomites, la Mutatio che ha visto cambiamenti di clima continui nei tre giorni che l’anno preceduta.
Testo di Leonardo Olmi, foto di Leonardo Olmi, Organizzazione e Sportograf.

Anche quest’anno freddo e pioggia hanno impensierito gli oltre ottomila presenti in Alta Badia. Come promesso da Michil Costa domenica 7 luglio il sole splendeva anche sulla 37ma edizione della Maratona dles Dolomites, ma solo alla partenza poiché dopo mezzogiorno dei forti temporali si sono abbattuti un po’ su tutte le Dolomiti rovinando la festa che di solito contraddistingue la granfondo più famosa d’Italia.

Peccato poiché solo con il sole riusciamo ad apprezzare quello che è un Paradiso incontaminato, bellissimo, spettacolare ed unico al Mondo, quello delle DOLOMITI uno dei luoghi più belli del Pianeta con i suoi Passi Epici che hanno fatto la storia del ciclismo. Una serie di montagne e passi che sembrano fatti a posta per pedalarci intorno, su e giù, con salite, discese, strappi e tornati. Dal 2009 sono anche Patrimonio dell’Umanità, un patrimonio che a causa della Mutatio tende a cambiare ogni anno in maniera imprevedibile.

Come ripetiamo ogni anno, tutti vogliono essere alla Maratona, perlomeno una volta nella loro vita, e tutti quelli che hanno la fortuna di esserci, dopo quella volta vogliono ritornarci, coinvolgendo tutta la loro famiglia, i loro amici ciclisti e prenotando con un anno d’anticipo l’albergo o il garnì in uno dei tanti e incantevoli paesi dell’Alta Badia. Corvara è sicuramente la più gettonata in quanto, oltre che ad esserci l’arrivo, è anche la meglio posizionata logisticamente parlando. Ma poi, ovviamente, ci sono anche Colfosco, La Villa (dove si trova la partenza), San Cassiano, Badia (dove si ritirano i pacchi gara e viene allestita la zona Expo), Pedraces, Arabba e via via tutti gli altri; dei paesi meravigliosi che non hanno bisogno, come del resto tutte le Dolomiti, di presentazioni.

E quindi già fin dal mercoledì, chi dal giovedì o venerdì (qualcuno si prende anche una settimana di ferie) si parte in direzione di Corvara, programmando gli itinerari panoramici più belli da seguire in auto. Sì, perché quella della Maratona è l’occasione, oltre che per la bicicletta, di una vera e propria vacanza in uno dei posti più belli d’Italia e del mondo. Non si possono perdere, all’andata e al ritorno, i passi dolomitici; conviene fare itinerari diversi in entrambi i viaggi, in modo da godersi quei panorami unici che tutto il mondo ci invidia, panorami che da dieci anni sono Patrimonio dell’Unesco.

A differenza delle passate edizioni, per questa edizione 2024 della Maratona delle Dolomiti non si prevedeva bel tempo, con cielo variabile sulla maggior parte del Südtirol alla mattina, ma possibilità di piogge e temporali a partire da tarda mattinata. E così è stato, con nebbia che non si vedeva a un metro a salire verso il Passo Pordoi e pioggia a salire il Falzarego per chi ha affrontato il medio e il Giau per quelli del lungo fino a Corvara. Freddo ed ipotermia l’anno fatta da padroni a questa 37ma edizione della Maratona dles Dolomites.

Anche quest’anno è stato introdotto, per la sesta volta nella storia della Maratona dles Dolomites, un “Angelo Meccanico”, il Green Angel, il meccanico sostenibile. Si tratta di 6 meccanici in bici elettrica che durante la Maratona hanno affiancato i ciclisti bisognosi di aiuto meccanico. In collaborazione con Enel, Pirelli e Audi, che ha messo a disposizione un numero importante di auto full-electric, è stata introdotta anche l’assistenza meccanica in corsa “Enel” con le Audi E-Tron; erano infatti 2 le autovetture destinate al servizio meccanico, le bici Nitro sono invece state fornite da Pinarello. Con questa iniziativa l’organizzazione ha voluto dare un segnale sempre più netto nei confronti della sostenibilità della gara in particolare e delle strade dolomitiche in generale. Le bici elettriche rappresentano il futuro della mobilità pulita non solo in città, ma anche in montagna.

Ed eccoci al sabato sera, l’adrenalina sale, non tanto per l’ansia da prestazione, non tanto per la competizione, ma perché la Maratona viene vissuta dai più come un qualcosa di “sacro”, come un dono, quello di essere stati sorteggiati, che viene dal fato e ci consentirà di vivere delle emozioni uniche: i passi e le strade sono completamente chiuse al traffico, la nostra bicicletta potrà scorrere sulle strade mitiche ed eroiche del ciclismo; lo farà da padrona assoluta, così come lo hanno fatto i campioni del passato e così come lo fanno quelli del presente con i grandi giri.

I rumori sono solo quelli dei copertoni che scorrono sull’asfalto, delle pasticche che pinzano i freni a disco e delle catene che scendono su e giù per il cambio, nient’altro! Nessun rombo stonato e straziante di auto e moto che sfrecciano distorcendo la musica che, invece, dovrebbe esser degna di un Paradiso come quello delle Dolomiti. Domenica 7 luglio sui passi dolomitici si è visto transitare solo un mezzo di locomozione, la bicicletta, che con gli anni è diventata uno sport appassionante e uno stile di vita, come quello di oggi per i virtuosi della sostenibilità ambientale.


Ed è proprio al piacere di pedalare sulle strade delle Dolomiti a cui pensavano gli oltre 8.000 partenti, giunti da più di 79 nazioni diverse del mondo, il sabato prima della Maratona. Venuti qua per godersi, in un giorno, un angolo di paradiso dominato da tre colori: il verde dei prati, il grigio delle guglie dolomitiche e l’azzurro del cielo. Poi ci sono molti altri, ed è giusto così, che a tutto questo aggiungono l’adrenalina della competizione, d’altronde è una gara agonistica con tanto di chip, quindi chi fa il miglior tempo vince, c’è poco da dire! Ci sarà chi invece (la maggior parte) cercherà semplicemente di migliorare il proprio tempo nei tre percorsi disponibili (il Classico Sella Ronda di 55km, il Medio di 106km e il Lungo di 138km), e poi ci sarà anche, ovviamente, chi cercherà di salire sullo scalino più alto del podio.

Uno dei momenti più duri della Maratona non è, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, quello della scalata del Giau, del Sella o del Pordoi ma, senza dubbio, quello della sveglia, prestissimo, poiché dobbiamo essere in griglia dalle 5 alle 5,30 del mattino. Specie per chi vi scrive, dato che si cerca di documentare con foto e video-spot per i social le prime impressioni dei Vip, dei pretendenti alla vittoria e di chi invece vorrà semplicemente godersi il panorama, credo oltre l’80% degli 8.000, specialmente tra gli stranieri.


Quindi, ecco che ad aprire le danze della mia decima Maratona ci pensa quel tremendo trillo del mio cellulare alle tre e trenta di domenica mattina. Fuori è buio pesto, devo accendere le luci della camera e del bagno. Apro l’acqua del rubinetto del lavandino per darmi una scollata sulla faccia dal sonno, ma è gelata! Ovvio, è l’acqua che arriva dalle Dolomiti, meglio sbrigarsi a ruotare il miscelatore verso il colore rosso a sinistra.


Ma non c’è troppo tempo per pensare, devo scendere a fare una colazione leggera. Anche il comfort e l’accoglienza sono fondamentali per affrontare serenamente la Maratona delle Dolomiti. Dormire bene, riposare e trovare una buona cucina nutriente è fondamentale per scalare i sette passi dolomitici in programma alla Maratona. La maggior parte degli alberghi in stile sudtirolese e dei bike-hotel che si trovano in Alta Badia, sono quasi sempre dotati dal deposito bici con lavaggio al parcheggio auto di fronte all’entrata; dal centro benessere ad una cucina a base di carboidrati e proteine (dove il buffet della cena è spesso di per sé una cena stessa); alla comodità di essere vicini, oserei dire a due “passi”, dai più bei passi dolomitici. Sul tavolo della colazione non manca mai un ottimo strudel, altre a torte tipiche locali, cereali e frutta secca con yogurt fresco, così come uova ed affettati con varie scelte di pane. E come sanno tutti i ciclisti un’ottima colazione prima di uscire in bici è fondamentale! Ma anche prima di uscire a sciare, dato che l’Alta Badia è anche una delle mete più gettonate al mondo per trascorrere splendide settimane bianche invernali!

Ma presto dovrò lasciare il comfort della mia camera e la tavola imbandita da gustosi dolci compromettenti per salire in sella alla mia bici. È il momento della vestizione, con il dubbio di cosa indossare; quindi gonfio i tubolari, prendo borracce, gel e barrette della Inkospor (mio sostenitore personale per l’integrazione alimentare) ed esco dall’albergo, pronto a salire in bici ed affrontare il fresco delle basse temperature (12°C) unite alla discesa fino a La Villa, che quest’anno è pure bagnata a causa della pioggia caduta copiosa nella notte. Per fortuna qualcuno ha inventato (chissà come e chissà quando) di indossare quelle tute da imbianchino bianche, che fungono da antivento, ottimo ed economico (dai 2 ai 5 euro), un “usa e getta” molto utile.

Ma attenzione a dove si getta, altrimenti Michil Costa si arrabbia e ci squalifica, ed ha ragione!!! Quella della tuta da imbianchino è un’idea che poi è stata copiata da molti, a cui quest’anno ho aggiunto anche una bella pagina di giornale e la vera mantellina antivento, oltre che all’antivento della mia divisa personalizzata prodotta da MB Sport di Agliana (PT) a cui abbino l’intimo ed i manicotti che la stessa azienda produce con marchio Think+. Quello di Think+ prodotto da MB Sport è un gilet tecnico performante, leggero, ma molto funzionale e versatile, confortevole e tecnico allo stesso tempo, che lo si può anche ripiegare e tenere comodamente in tasca.



Dopo un po’ che sono in griglia, arrivano i primi Vip, il parterre dei personaggi famosi, che ogni anno sono ospiti nella griglia rossa della Maratona dles Dolomites tra cui molti personaggi non solo sportivi, ma anche del mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria italiana ed internazionale.

Pronti via, alle 6,30 in punto si parte, con Paolo Mutton, speaker ufficiale della Maratona dles Dolomites. Le vette del Gruppo Sella sono ancora immerse nelle nuvole colorate dal rosa della luce dell’alba. Il serpentone si muove alla volta di Corvara per poi allungarsi sulle rampe del Campolongo: è questa la foto magica della Maratona dles Dolomites, a cui si aggiungono le immagini mozzafiato riprese dalle telecamere Rai attraverso gli elicotteri che sorvolano i cieli dell’Alta Badia per la lunga diretta di sei ore che ogni anno va in onda sulla RAI. Nelle salite si ha anche il tempo di guardarsi intorno, potrebbe sembrare di sognare, ma non è così, il panorama che si apre di fronte ai nostri occhi, specialmente alle prime luci dell’alba (il momento più bello), è tutto reale ed è quello che ci mostra un vero paradiso terrestre.

Ed è da questo momento in avanti che, immediatamente e magicamente, dimentico il disagio della sveglia “notturna”, del freddo per scendere fino a La Villa e dei sacrifici fatti negli allenamenti per poter affrontare la Maratona. Da qui in poi si scatena il pensiero rivolto all’Umanità e alla Natura, che vogliamo continuare a vedere così come sono per sempre, preservandole e rispettandole per poterci ancora pedalare intorno. Dallo start in poi sarà tutto un susseguirsi di gioie ed emozioni fino all’arrivo. Non mi pento di niente ed anzi, inizio subito a pensare “speriamo di poterla rifare anche il prossimo anno”. Un pensiero che si amplifica sempre di più ogni volta che con l’auto lascio alle spalle le guglie delle Dolomiti nel rientro verso casa.


La fatica si fa sentire, si certo, ma così come arriva, altrettanto rapidamente svanisce, perché sono distratto dall’ambiente, dalla maestosità della Natura. Scendo facendo attenzione alla ripida discesa che dal Campolongo si fionda giù fino ad Arabba, per poi risalire subito verso la lunga ascesa del Pordoi che quest’anno è avvolto dalla nebbia e ci impedisce di vedere il Gruppo Sella che sappiamo essere lì alla nostra destra.

L’elicottero della Rai fa molto rumore, disturba quasi, ma documenta un evento nel migliore dei modi, con le sue riprese mozzafiato dall’alto, una visione che altrimenti sarebbe riservata solo ai nostri amici volatili. Noi abbiamo quella dal basso, ma dal basso si sentono anche i profumi della natura. In tasca tengo pronto all’uso il mio cellulare per fare (da buon reporter) qualche foto e video durante la gara, che poi mi serviranno a raccontare sui social la mia esperienza.

Alla Maratona ci possiamo godere ogni minuto, ogni secondo, ma il tempo vola e siamo già sulla discesa del Pordoi. Stringo i denti e tiro su la zip del mio gilet Think+, perché anche questa sarà fresca. Come la discesa finisce, la strada si inerpica di nuovo verso il bivio che ci porta al Sella. Il Passo Sella e la sua discesa rappresenteranno l’ultima preoccupazione di giornata legata al freddo, poiché una volta imboccata la doppia scalata verso il Gardena le temperature si alzeranno anche se il cielo rimarrà cupo.


Una volta sceso il Gardena, avremo completato il cosiddetto Sella Ronda; pochi vogliono girare verso l’arrivo del percorso Classico, concludendo qui la loro Maratona. I più proseguono alla volta del Medio e del Lungo, anche perché non vogliono perdersi il tifo di parenti e amici che per più di due ore li hanno attesi a Corvara e sui tornanti del Campolongo. Per poi passare a Falzarego e Valparola se si opta per il medio, oppure a Santa Lucia a cui segue il mitico Passo Giau se si opta per il lungo. Sicuramente, il lungo è un percorso che necessita una buona preparazione, ma se lo si affronta con lo spirito cicloturistico, anche le fatiche del Giau verranno alleviate dallo splendido paesaggio che ci circonda. Purtroppo coloro che quest’anno hanno optato per i percorsi Medio e Lungo, non si sono potuti godere i panorami che di solito contraddistinguono questi due percorsi, in quanto a farla da padroni erano le nuvole grige cariche di pioggia e temporali. Per fortuna non era troppo freddo, dai 12 ai 16 °C e questo ha reso possibile per i più terminare la Maratona seppur infreddoliti.


Per chi ha scelto il Lungo, una volta scalato il Giau si prosegue giù in discesa verso Cortina con il manto stradale perfetto, che per fortuna era stato asfaltato di recente con il passaggio del giro d’Italia, e questo ha dato molto più sicurezza a tutti con la pioggia che era scesa giù copiosa. Dopo la bellissima discesa, eccoci al bivio per il Falzarego. L’ascesa non è impegnativa e, ormai, lungo queste rampe si può già iniziare ad assaporare il compimento di un’altra impresa. Gli ultimi due chilometri del Valparola sembrano quasi uno scherzo in confronto a quello che abbiamo fatto fin adesso.

I bravissimi fotografi di Sportograf (l’agenzia ufficiale accreditata alla Maratona) scattano ancora foto nonostante l’acqua battente, poi si scollina e giù in discesa fino a La Villa. Anche quest’anno, il Comitato Organizzatore ha voluto lasciare quella che fu la novità introdotta nel 2014, ossia il Muro del Gatto che doveva essere affrontato da tutti i ciclisti sia del percorso medio che del lungo. Durante il passaggio da La Villa, dopo il bivio per Corvara, si svoltava a destra imboccando la salita del “Mür dl Giat”, come viene chiamata in ladino. Una deviazione di 200 metri con una pendenza massima del 19%. Ad incitare i ciclisti c’era una fan-zone, dove gli appassionati e amici dei partecipanti potevano vedere la lenta scalata.


Per concludere, un grande plauso va sicuramente e come sempre al Comitato Organizzatore della maratona, che di forze ne impiega veramente tante; oltre al Deus Ex Machina Michil Costa (Presidente) e Claudio Canins (Segretario Organizzativo), vede dietro le quinte coloro che sono i veri protagonisti della Maratona dles Dolomites, ossia i 1.500 volontari senza i quali tutto ciò non sarebbe possibile.

Vi ricordo che il servizio fotografico ufficiale della gara è stato realizzato dall’agenzia Sportograf. Tutti i partecipanti alla Maratona hanno potuto acquistare le loro foto e video tramite l’efficientissimo sito dell’agenzia ufficiale, che fin dal lunedì sera aveva già reso disponibile il pacchetto comprendente stupende immagini scattate da esperti fotografi nei punti più strategici del percorso.
Classifiche


Leonardo Olmi ringrazia i suoi supporter:
Inkospor (integratori alimentari)
MB Sport (abbigliamento tecnico sportivo)
Think+ (intimo e accessori per il ciclismo)






