L’ARTE di verniciare il telaio di una bicicletta. (a seguire in fondo all’articolo il test su strada).

Con le nuove tecnologie di grafica e colori si ottengono dei risultati strabilianti. Ma ci sono solo pochi artigiani al mondo che praticano queste vere e proprie opere d’arte. Una di queste aziende si trova a Padova e si chiama Lumar Colors.

a cura di Leonardo Olmi

Probabilmente molti, come il sottoscritto, avranno pensato di riverniciare il telaio della propria bici per cambiarne il colore e la grafica rispetto allo standard oppure per “scopiazzare” quello di un modello appena uscito che magari ci piace di più ma non vogliamo acquistarlo nuovo. Ma anche per personalizzare o come si dice in inglese “customizzare” a nostro piacere un telaio grezzo, ma nuovo, com’è successo nel mio caso.

E allora ci si domanda a chi rivolgersi per farlo? La prima cosa che ci viene in mente è che ci si possa rivolgere ad un qualsiasi carrozziere. E invece ci sbagliamo, poiché il telaio della bici necessita tutta l’esperienza di un professionista che faccia solo questo di mestiere dalla mattina alla sera e da molti anni. Ossia verniciare telai da bicicletta.

Grazie a Gian Paolo Mondini, ex Pro che per 14 anni ha lavorato in Specialized, ho avuto modo di conoscere Luca Marangon ed il figlio Alessandro, titolari della Lumar Colors di Padova, che mi hanno illuminato su qual era il lungo processo che avrebbe portato alla realizzazione di una grafica e verniciatura personalizzata. Nel mio caso si trattava di un mio disegno con l’iride sul mio nuovo telaio Specialized S-Works Tarmac SL7. Tra l’altro è molto importante che l’azienda sia certificata ed autorizzata dalla casa madre in modo da mantenere la garanzia anche dopo la verniciatura. E Lumar Colors lo è sia da parte di Specialized che di molte altre aziende e grandi nomi produttrici di telai per bicicletta italiani ed esteri.

Non a caso Lumar Colors ha di recente realizzato in tempi record le colorazioni di tutti i telai Specialized che hanno preso parte alle recenti Olimpiadi di Parigi ’24 (sia su strada, cronometro e mountainbike, uomini e donne) nonché le bici dorate del neo campione olimpico Remco Evenepoel che in Francia ha vinto l’oro sia su strada che a cronometro.

Ma anche l’ultima bici con i colori dell’iride del secondo mondiale consecutivo di Lotte Kopecky, quella di campione del mondo gravel dell’anno scorso di Matej Mohorič e tante altre. Tra le bici, o meglio i telai, dei campioni e le campionesse del ciclismo mondiale che sono passati sotto le pistole a spruzzo di Lumar Colors si perde davvero il conto. Ma giusto per citarne alcuni, ci sono da Peter Sagan a Julien Alaphilippe, ma ci sono anche i telai dei campioni del fuoristrada con la recente bici iridata di Victor Koretzky o quella di Gaia Tormena.

 Si può tranquillamente dire che le bici dei grandi campioni sono quasi tutte passate dai “pennelli” di Lumar Colors di Padova che da anni collabora con squadre e team World Tour che partecipano ai grandi Giri come Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta di Spagna, realizzando per loro in tempi record le bici su cui i leader devono pedalare dopo una vittoria di una maglia rosa ad un Giro d’Italia, rossa ad una Vuelta a España o gialla, a pois o verde ad un Tour de France.

Da oltre 25 anni Lumar Colors si è specializzata nella verniciatura e nella personalizzazione dei telai da bicicletta, distinguendosi per la loro lavorazione artigianale di alta qualità e per il Made in Italy. La loro esperienza pluriennale unita alla costante ricerca e innovazione gli ha permesso di diventare una delle aziende leader del settore in Italia e all’estero. I loro telai sono dei veri e propri capolavori, oserei dire delle stupende Opere d’Arte, che nascono grazie a tecnologie avanzate, unite alla creatività ed all’originalità che li contraddistingue.

Ma Lumar Colors non si limita solo ai telai, ma anche alle grafiche su caschi e ruote, anche se questo è un lavoro riservato principalmente e quasi esclusivamente ai team ed ai campioni. La loro specialità rimane quella dei telai, sulla quale hanno veramente poca concorrenza a livello mondiale. Un vero vanto per l’artigianato italiano.

Vi suggeriamo di seguire la loro pagina Instagram dove troverete foto e reel aggiornati che vi faranno venire la voglia di personalizzare il vostro telaio.

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La prova su strada di Leonardo Olmi con gli accessori by Cingolani Bike Shop

Per il resto dei componenti sulla mia SL7 ho scelto un manubrio integrato Roval Rapide Cockpit e delle ruote Roval CL2 disc TLR (60mm posteriore e 51mm anteriore) sulle quali ho montato dei copertoni Specialized Turbo s-works gripton t2/t5 700×28 2bliss senza camere d’aria ma, appunto, con lattice. Per il gruppo ho scelto uno Sram Force 12V elettronico con corone da 35/48 e cassetta 10/36. Questo settaggio mi permette di affrontare qualsiasi tipo di percorso, particolarmente indicato per affrontare pendenze a due cifre per lunghi tratti, come ad esempio un Giau, uno Stelvio o un Rombo che ho affrontato nella mia quarta Oetztaler di quest’anno.

E devo dire che rispetto al passato quando l’ho affrontata con una Tarmac S-Works SL5 con gruppo Shimano Durace 11V elettronico dotato di corone 34/50 e pacco pignoni 11/32, mi sono trovato molto meglio. Negli anni precedenti trovavo il 34 troppo “frullante” ed il 50 troppo duro, quest’anno ho trovato perfette le corone 35/48 che mi consentivano di utilizzare il 48 più a lungo su pendenze fino all’8% ed il 35 ottimo e non troppo agile oltre il 10% di pendenza. Per questi accessori mi sono affidato a Cingolani Bike Shop di Ancona, noto concessionario Specialized.

Telaio: il telaio della SL7 si è molto reattivo, specie sugli scatti in salita, ma anche sui cambi di direzione in discesa. Il perno passante rispetto ai vecchi sganci rapidi è quello che fa sicuramente la differenza principale. Appena si inizia a pedalare, si percepisce subito la maggiore rigidità della bici, che flette meno quando ci si alza sui pedali e da molta più sicurezza in discesa e rigidità in salita.

Leonardo Olmi (Italian Press Cycling Champion) testing Specialized Tarmac S-Works SL7

Manubrio: con l’integrato bisogna farci un po’ l’abitudine, vista la sua maggiore ampiezza e piattezza, ma dopo qualche pedalata si riesce ad apprezzarne il suo maggiore comfort dovuto al fatto di tenere le mani su di esso; specialmente in salita, anche senza la mancanza centrale del nastro manubrio, rimpiazzata dal suo rilievo antiscivolo. Data la forma avanzata del Roval Cockpit sui lati esterni, lo consiglio più corto di 1 cm rispetto alla misura tradizionale della vecchia pipa manubrio.

Ruote: Le Roval Rapide CL2 si sono dimostrate estremamente veloci in pianura e la loro accoppiata con i copertoni turbo s-works di 28” viene consigliata e raccomandata da Specialized per fare le ruote tubless (data la loro spalla apposita studiata per le CL e CLX 2). Le ruote così montate si sono dimostrate molto confortevoli e con un’ottima tenuta in curva. Io li ho utilizzati gonfiati a 6 bar dietro e 5,5 sull’anteriore. Le CLX2 sarebbero di un livello superiore per via dei mozzi ceramici, ma costano anche quasi il doppio e per un uso amatoriale le CL2 sono più che sufficienti oltre che esteticamente uguali alle CLX2.

Leonardo Olmi (World Press Cycling Champion) testing Specialized Tarmac S-Works SL7 during Maratona dles Dolomites down hill from Passo Gardena

Cambio: Il Force 12V è leggermente più pesante del Red, ma il rapporto qualità prezzo non mi ha fatto pentire del suo acquisto. Il suo look a mio parere è anche più bello del Red (non mi piacciono le cromature sulle bici moderne) e per un utilizzo amatoriale va più che bene. Come dicevo sopra secondo me la scelta di una coppia di corone 35/48 con cassetta posteriore da 10/36 denti si adatta a tutti i tipi di percorsi che, ripeto, a livello amatoriale ritengo sia una delle soluzioni migliori.

Leonardo Olmi (World Press Cycling Champion) testing Specialized Tarmac S-Works SL7 during Ötztaler Radmarathon climbing Passo Rombo

Freni: C’è sicuramente ancora da fare qualche modifica da parte di Sram (sia su Force che su Red) per eliminare il fastidioso fischio in discesa sulle frenate prolungate con pendenze a due cifre, ma con le sue pasticche di tipo “quiet” silenziose si risolve abbastanza il problema. La frenata con il disco è sicuramente molto più sicura rispetto ai vecchi pattini, ma con il bagnato ci vuole comunque sempre un occhio di riguardo.

Leonardo Olmi (World Press Cycling Champion) testing Specialized Tarmac S-Works SL7 during Maratona dles Dolomites down hill from Passo Valparola
Leonardo Olmi (World Press Cycling Champion) testing Specialized Tarmac S-Works SL7 during Ötztaler Radmarathon down hill from Passo Rombo

Grazie per la collaborazione a Specialized Bikes

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