Elena Gaddoni, la Regina della mountainbike.

A 15 anni sceglie una mountainbike al posto del motorino e decolla verso la sua gloriosa carriera di oltre 20 anni conquistando più di 100 Vittorie.

Testo di Leonardo Olmi, foto di Leonardo Olmi ed archivio Cicli Taddei.

  • Comincia ad andare in bici per far compagnia alla Sorella.
  • La sua carriera parte a 18 anni quando si fidanza con Mirko Pirazzoli.
  • Cambia più di 7 squadre fino ad approdare nella Cicli Taddei.
  • Vince 3 titoli di Campionessa Italiana e veste la maglia della Nazionale Italiana per ben 14 volte.
  • Vanta un Palmares di tutto rispetto, composto da oltre 100 Vittorie.
  • Ha sempre alternato la bici al Lavoro.
  • Le sue vittorie più belle sono state la Hero 2017 e la Capoliveri Legend Cup di quest’anno.
  • Non cambierebbe mai la sua Full Specialized Epic S-Works con nessun’altra bici al mondo.
  • Non ama le Marathon lunghe e le Gare a Tappe in coppia.
  • Ci mostra la sua stima verso la collega ed amica Mara Fumagalli.
  • Non rifarebbe più la Brasil Ride che ricorda come una delle esperienze peggiori fatte in mountainbike.
  • Non beve il latte e Non mangia la pizza, ma carne di cavallo, riso e albumi.
  • E per il 2019 punta di nuovo al Tricolore.

Questa è Elena Gaddoni, la Romagnola di Lugo, classe 1980, che abbiamo incontrato ed intervistato in occasione dell’ultimo Test the Best Specialized 2018 organizzato da Cicli Taddei a Santa Croce sull’Arno (PI), la squadra in cui milita la Gaddoni da un paio d’anni.

Ciao Elena, raccontaci un po’ com’è che hai cominciato ad andare in bici, quando e perché?

Vengo da una famiglia dove non ci sono ciclisti ed ho cominciato nel 1995, a 15 anni, ad usare la prima mountainbike semplicemente per andare in bici con mia sorella che è tre anni più grande di me. All’epoca le bici da mountainbike erano molto pese e quando è arrivato il momento di decidere se comprare il motorino o una bici più leggera per fare qualche pedalata in più, ho deciso per una bici migliore con la quale fare compagnia a mia sorella anche nelle prima gare regionali organizzate dalla Uisp in Romagna.

Poi a diciassette anni e mezzo ho conosciuto Mirko Pirazzoli con il quale mi sono fidanzata e da lì è cominciata la mia carriera agonistica. All’epoca ero ancora nel mio ultimo anno da Junior, poi una volta compiuti i 18 anni mi sono tesserata FCI ed ho iniziato a correre sul serio, anche se prima ho finito i miei studi di Ragioneria, alternando gli allenamenti e la bici alla scuola.

Quindi possiamo dire che è a 18 anni con Mirko Pirazzoli che ti butti a capofitto nella mountainbike?

Si esatto, all’inizio Mirko mi prese anche una bici da strada per alternare gli allenamenti alla scuola e per non farmi rischiare andando da sola nel bosco con la mountainbike, dato che all’inizio non andavo mai ad allenarmi con lui, la differenza era troppa. Poi invece con il passare degli anni ed i miei miglioramenti ci allenavamo anche insieme.

Mirko, essendo già un professionista affermato delle ruote grasse, aveva i suoi sponsor con i quali costruiva ogni volta le squadre. Quindi io lo seguivo nei team dove andava lui, dalla Axley-Bud alla Progress-FRM dove sono rimasta per tre anni dal 2005 al 2008 e con la quale nell’ultimo anno ho vinto anche il Campionato Italiano Cross-Country. Poi sono passata alla Scapin-Torrevilla fino al 2011, per tornare di nuovo in FRM fino al 2014. A cui è seguito un anno, ossia da inizio 2015 a fine 2016 con la Scapin-Soudal. Poi nel 2016 si sviluppò un progetto legato al marchio delle bici Somec, proprio a Lugo di Romagna dove vivo, e quindi mi feci prendere dall’idea ed entrai a far parte della squadra Baracca-Lugo. Ma purtroppo non avevano una struttura adeguata, dovevo gestire tutto da sola, gare trasferimenti ecc. e decisi di nuovo di cambiare squadra.

E l’offerta è arrivata da una delle squadre più note ed organizzate del panorama della mountainbike nazionale, se non sbaglio, vero?

Si esatto, nel 2017 arrivò la proposta di Stefano Taddei della Cicli Taddei, dove sappiamo militano alcuni tra i più bravi bikers del momento, dai due Francesco, Casagrande e Failli, al neo Campione Europeo Alexey Medvedev che è approdato in squadra proprio quest’anno. Per cui fui molto felice di accettare e come vedi ci sono rimasta anche nel 2018 e sarò con Taddei anche per l’anno prossimo.

Ma raccontaci un po’ della tua carriera, delle tue convocazioni in Nazionale e dei tuoi titoli di Campionessa Italiana che hai collezionato in questi 20 anni.

Per quanto riguarda i Campionati Italiani, ho vinto il mio primo titolo nel Cross Country nel 2001, e direi che quello è stato l’anno in cui ho fatto l’exploit della mia carriera, la differenza. Poi sono di nuovo riuscita a vincere la maglia tricolore Cross Country nel 2008, mentre il mio primo titolo di Campionessa Italiana Marathon è arrivato nel 2013.

Invece, per quanto riguarda le convocazioni in Nazionale, sia che fossero per il Mondiale Marathon, che Cross Country o per l’Europeo, sono sempre stata convocata fin dal 2005, anno della mia prima convocazione al Mondiale di Cross Country. Credo di essermelo sempre meritata, in quanto nelle gare nazionali di Cross Country o Marathon ero sempre seconda alle spalle della Stropparo o della Lechner. Nel 2006 ho indossato la maglia dell’Italia addirittura in tre occasioni Mondiale, Cross-Country ed Europeo. Il mio migliore piazzamento è stato un 6° posto nel Mondiale Marathon di Villabassa del 2008 in occasione della Dolomiti Superbike. Poi ho sempre concluso entro le prime dieci della classifica.

A parte la Hero del 2015, dove ho chiuso al 14° posto ed il Mondiale della 3 Epic di quest’anno dove ero decima fino ad Auronzo, per tutta la parte più dura della gara, quando poi sono stata ripresa sul finale da cinque atlete che non collaboravano nei cambi ed ho concluso al 16° posto: seconda tra le italiane dietro a Mara Fumagalli.

Immagino che partecipare ad un Mondiale Marathon da Elite per competere con professioniste dal nome Gunn-Rita Dhale e Annika Langvad non sia facile, devi farlo di mestiere, invece da quanto mi risulta tu durante la tua carriera da professionista hai sempre anche avuto impegni di lavoro?

Si esatto, come ben sai se già nel mondo della mountainbike ci sono pochi soldi per gli Elite uomini, ce ne sono ancora meno nel campo femminile, per cui meglio avere anche uno stipendio secondario. E se lavori hai meno tempo per allenarti e fare la vita tranquilla da professionista, senza stress, poiché comunque l’impegno di un lavoro fisso con certi orari da rispettare ed il resto da dedicare agli allenamenti ti procura molto stress. Tutto l’anno scorso, 2017, fino all’estate scorsa, lavoravo in un negozio di bici a Ravenna (30km da casa mia), quindi partivo la mattina alle otto e tornavo la sera a buio, mi potevo allenare solo durante la breve pausa pranzo, ma in pianura e quindi puoi immaginare con che tipo di preparazione arrivassi alle gare. E poi non mi davano neanche il sabato pomeriggio libero per andare alle gare. Ti dico che ad un Mondiale Marathon come quello di Auronzo ho fatto miracoli. Per adesso mi sono presa una pausa, ho lasciato questo lavoro e deciderò più avanti cosa fare. Anche se molto probabilmente dovrei riuscire ad entrare in una palestra di donne a Faenza, quindi molto più vicino, dove lavorerei al pomeriggio con sabato e domenica liberi. Per cui la mattina potrei allenarmi li nei paraggi, con una zona più collinare rispetto a Ravenna e farmi una doccia in palestra prima di iniziare il lavoro.

Ma tornando agli allenamenti e la preparazione, quanto pensi sia il minimo necessario da dedicare alla bici per una Elite del tuo livello, e che bici utilizzi? Solo mountainbike o anche strada?

Minimo si dovrebbero dedicare dalle 15 alle 20 ore settimanali, considerando che in inverno siamo liberi da gare e quindi si può passare anche il sabato e la domenica in bici. Personalmente alterno alla mountainbike anche allenamenti su bici da strada, ma d’inverno, a fine stagione o inizio anno, quando fa più freddo uso solo la mountainbike, che come sappiamo nel bosco ti fa fare velocità ridotte e prendere meno vento e quindi anche meno freddo.

Front o Full?

Sicuramente la Full che mi dà molta più sicurezza rispetto ad una Front. Anche se poi sappiamo che la Front, oltre ad essere più leggera, è anche più scattante in salita, ma non sempre, nello sconnesso con radici e rocce secondo me è sempre meglio usare una Full anche in salita. Specie se è dotata della Brain Technology, come appunto si trova sulle nostre Specialized Epic S-Works con la quale non devi fare niente. Non hai nessun pulsante da spingere per bloccare o sbloccare ammortizzatore posteriore e forcella anteriore, dopo una giusta taratura fa tutto lui. Considera che io nel 2017 ho vinto la Hero, una gara dove tutti dicono che non serve perché non ci sono discese tecniche. Per come guido io, una discesa come quella del Pordoi dove ci arrivi dopo aver fatto già tanta fatica (e quindi non sei più lucido), se non avessi la full sarei più a rischio caduta. Si è vero in salita rispetto ad una Kollmann perdo, ma l’anno scorso stavo bene ed in salita potevo tirarmi su anche un chiletto in più dovuto all’ammortizzatore posteriore. Anche se poi ci sono molti altri tratti, come la parte finale in dopo la città dei sassi sulla discesa dei comici verso Selva di Val Gardena, dove io anche se ero già stanca potevo stare seduta, mentre con la front sarei dovuta stare in piedi. Altra gara dove era impossibile usare una front è stata la Roc d’Azur di quest’anno in Francia, ma anche alla gara a tappe di due anni fa in Spagna, la Andalucia Bike-Race, dove ho fatto terza, era impensabile farla con una front. Oramai credo che la full, visti anche i pesi che sono riusciti a raggiungere, sia la soluzione migliore. E qui alla Cicli Taddei, dove abbiamo come sponsor per le bici una casa di livello mondiale come Specialized, siamo davvero fortunati.

A parte tutte le stagioni che hai fatto sempre ad alto livello, ma quante gare hai vinto in questi 20 anni di carriera e qual è stata la vittoria più bella?

Siamo oltre le 100 vittorie, ed ogni gara vinta ti rimane nel cuore e ti lascia un feedback per sempre. Anche se devo dire che la vittoria alla Hero dell’anno scorso è stata una delle più emozionanti. Mentre durante la stagione di quest’anno, forse anche per il momento che stavo vivendo, una delle vittorie che mi ha lasciato un segno indelebile è stata sicuramente la Capoliveri Legend Cup dell’Elba, sia perché è una gara tecnica che per il modo con cui l’ho vinta. Pensa che sono arrivata all’Isola d’Elba in un momento in cui stavo addirittura pensando di smettere di correre. Stavo attraversando un periodo non molto felice della mia vita, uno di quei momenti in cui sei cerca di un segnale, un segnale che mi è arrivato proprio con la vittoria. Lo si vede benissimo anche nelle foto della premiazione, con il trofeo in mano dove avevo una faccia ed un’espressione completamente diversa da quella di due giorni prima.

Questa vittoria per me è stata come un riscatto dal momento particolare che stavo vivendo e mi è servita da stimolo per andare avanti a correre riacquistando fiducia in me stessa. A differenza di Francesco Failli che nella tua precedente intervista ha detto di adorare la Dolomiti Superbike, a me piace meno come gara, sia perché è troppo lunga che per come è strutturata. Una gara che mi è piaciuta molto e che mi ha lasciato un bel ricordo è stata l’Etna Marathon, quando ci abbiamo fatto il Campionato Italiano nel 2013. Infatti, mi è dispiaciuto tantissimo non poterci essere tornata quest’anno con la squadra. Tra le vittorie più belle di quest’anno ricordo anche la Atestina Superbike, dove sono andata veramente forte, infatti ho concluso al 22° posto assoluto.

E le gare a tappe? Le hai fatte? Ti sono piaciute?

Si le ho fatte e prediligo quelle dove si gareggia individualmente che non quelle in coppia. L’anno scorso ho fatto la Andalucia Bike Race grazie a Cicli Taddei, dove come ti dicevo prima ho concluso al terzo posto. Mentre nel 2015 ho partecipato alla Brasil Ride con Annabella Stropparo, dove purtroppo alla penultima tappa ci siamo dovute ritirare e questo è il ricordo che mi ha lasciato (Elena mi mostra il gomito con evidenti segni di cicatrici derivanti da una brutta caduta). Dopo la caduta, avevo la pelle che mi pendeva giù dal braccio, con il sangue che non si fermava, una volta giunte all’arrivo mi hanno suturata e riempita di antibiotici ai quali, probabilmente, ero allergica. Infatti, alla mattina seguente avevo il braccio tutto gonfio, mi hanno portata in un ospedale di fortuna, dove mi hanno riaperta, pulita e dato altri antibiotici, per cui abbiamo abbandonato la gara, dove avremmo potuto fare seconde. Dopo questa esperienza, oltre al problema della caduta, ho capito anche che per fare una gara a coppie dobbiamo avere un ottimo feeling con il compagno o la compagna, non basta aver corso insieme, bisogna anche aver fatto molti allenamenti insieme ed essere ad un livello di passo molto simile. Inoltre, una gara a coppie come la Brasil Ride che arriva a fine stagione diventa troppo dura.

Poi noi abbiamo trovato una temperatura altissima, 45°C ogni giorno con una umidità incredibile a cui non siamo abituati. Pensa che ogni sera dovevo mettere il Camelback nel congelatore, per prenderlo alla mattina, poi si scongelava piano piano, ma avevo anche due borracce, una da 750ml ed una da mezzo litro. Ma le borracce le usavo per buttarmi tutta l’acqua addosso per poi bere quella del Camelback una volta che si era scongelata. Pensa che dopo una tappa di 145km sono arrivata all’arrivo completamente disidratata, a momenti cado per terra e mi hanno fatto una flebo per rintegrarmi. Per fortuna non dormivamo in tenda ma in delle posada che comunque erano senza letti e piene di formiche e scarafaggi. Tant’è vero che una mattina me ne sono trovati uno anche nella scarpa.

E per quanto riguarda l’alimentazione, c’è qualcosa a cui stai particolarmente attenta? Mangi di tutto perché non tendi ad ingrassare, o cosa?

Devo dire che sto sempre molto attenta, a parte questi due mesi dell’anno. A colazione non bevo né latte e latticini, ma solo latte d’avena. Evito anche quello di soia poiché mi sono operata alla tiroide e mi dà fastidio. Non vado da nutrizionisti ma sono venuta qua in Toscana ad Empoli da un Endocrinologo sportivo, Angelini, una volta al mese. Io prima stavo attenta, mangiavo meno, mi finivo e muscolarmente avevo bisogno di tante proteine. Quindi ho cominciato a mangiare tanti albumi, ma veramente tanti; non mangio quasi mai il manzo, ma pollo, tacchino e molta carne di cavallo che contiene più ferro rispetto al manzo. Non mangio la pasta di semola, ma solo quella di grano saraceno e tanto riso sia normale che integrale. Tra i formaggi mangio solo del parmigiano stagionato e della ricotta fresca a colazione. Non mangio la pizza e non mangio i dolci, ma non perché c’è lo zucchero e mi fanno ingrassare, ma proprio perché non mi fanno gola. Adesso in questo periodo mangio un po’ di biscotti per non magiare sempre le solite gallette. Mentre a livello di integratori prendo quelli essenziali; amminoacidi per non avere mal di gambe, proteine per il recupero quando iniziano gli allenamenti; ed ovviamente Omega3, Vitamina C e Glutammina per mantenere le difese immunitarie. Mentre in gara utilizzo maltodestrine e gel, niente barrette, solo liquido.

Rivelaci, se vuoi, chi tra le tue “avversarie” bikers è colei che ti piace di più?

Direi Mara Fumagalli, che negli ultimi anni ha fatto un ottimo lavoro, maturando molto sia nello stile che nella tecnica, facendo anche molta attenzione all’alimentazione. Poi lei è sempre stata brava anche in discesa, per cui partiva già avvantaggiata tecnicamente.

Obbiettivi per il prossimo anno?

Ancora dobbiamo decidere con Stefano Taddei il nostro programma gare 2019. Ma partendo dal presupposto che non continuerò a correre ancora per molti anni, ti confesso che prima di smettere un’altra maglia tricolore vorrei portarmela a casa!

Quindi le avversarie sono avvisate!

Elena Gaddoni

Suqadra: Cicli Taddei

Bici: Specialized Epic S-Works

 

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