Tour de France: maxicadute e brividi alla prima tappa, Alaphilippe conquista la maglia gialla.

Prima tappa in Bretagna caratterizzata da due terribili cadute di gruppo (ne esce malconcio tra gli altri anche Froome). La spunta il campione del mondo con un finale irresistibile. Niente da fare per l’altro uomo più atteso, Mathieu van der Poel.

C’erano due dediche aperte. Una per Nino, il figlioletto di Julian Alaphilippe, nato pochi giorni fa. L’altra era per Raymond: il nonno di Mathieu van del Poel scomparso nel 2019, quel Poulidor che aveva sempre trovato qualcuno tra lui e la maglia gialla mai indossata in una serie infinita di Tour. Su van der Poel ci sperava persino l’organizzazione, che aveva permesso alla sua squadra (l’Alpecin) una maglia evocativa della figura leggendaria del nonno. Alla fine la firma la mette Alaf, che nell’arrampicata Landerneau piazza un numero dei suoi: uno scatto a 2500 metri dall’arrivo, secco, quasi violento. Una azione sulla quale rimbalzano via via Pogacar, Roglic (comunque ottimo terzo) e lo stesso van del Poel. Due Tour fa Alaphilippe aveva fatto sognare a lungo la Francia, ora si ripropone vincendo la prima tappa con indosso la maglia di campione del mondo. L’ultimo francese che ci era riuscito, Bernard Hinault nel 1981, è stato anche l’ultimo a regalare il Tour di padroni di casa trentasei anni fa… “Avevo voglia di vincere, ma da lì a farcela.. – commenta la maglia gialla-. Nel finale sono stato coinvolto da una caduta ma siamo riusciti a rientrare. Dovevamo finire il lavoro sull’ultima salita, dove ho dato il massimo senza farmi domande. Sono felicissimo. è una vittoria speciale”.

La signora col cartello e la maxicaduta

Il Tour già dall’alba fa comunque il Tour. Non un attimo di tregua e tanti, tanti rischi. Due maxicadute: la prima la causa una spettatrice che mostra un cartello. Non ne mettiamo in dubbio le buone intenzioni, ma la scelta di posizionarsi praticamente in mezzo alla strada: Toni Martin la prende in pieno, e mezzo plotone va per terra con conseguenze pesanti per tanti. Jasha Sutterlin, tedesco, già è costretto a salutare il Tour. Restano attardati anche due che potevano dire la loro al traguardo: Colbrelli e Van Aert in qualche modo rientrano sui migliori ma buttano energie nervose e fisiche. Sul più bello non saranno più gli stessi.

L’altra caduta bruttissima arriva a 7.5 km dall’arrivo: un parapiglia infernale, ne esce acciaccatissimo Chris Froome, mentre fioccano ritardi già importanti per uomini di classifica come Miguel Angel Lopez e Richie Porte. Bene invece Vincenzo Nibali, che chiude con i più attesi in classifica su una tipologia di arrivo che tradizionalmente non gli è congeniale.

Il colpo da maestro di Alaphilippe

Cenni di cronaca. Swift, Schelling, Perez, Bonnamour, Rodriguez e Van Poppel danno il via alla fuga più interessante della giornata. Ne trae profitto soprattutto Schelling ultimo a mollare ma orgoglioso e felice, tanto da esultare come avesse vinto in cima al penultimo GPM: è la prima maglia a pois olandese dopo 10 anni da Hoogerland. Ovviamente il successo di tappa è un altro discorso, e quelli della Deceunink lo costruiscono alla perfezione: Cattaneo e Ballerini tirano a tutta, poi tocca ad Alaf. Il Tour è apena iniziato e sono già accadute tante cose. 

Ordine d’arrivo
1. Julian Alaphilippe (Fra, Deceuninck-QuickStep) in 4h39’05”
2. Michael Matthews (Aus, BikeExchange) a 0’08”
3. Primoz Roglic (Slo, Jumbo-Visma) s.t.
4. Jack Haig (Aus) s.t.
5. Wilco Kelderman (Ned) s.t.
6. Tadej Pogacar (Slo) s.t.
7. David Gaudu (Fra) s.t.
8. Sergio Andres Higuita (Col) s.t.
9. Bauke Mollema (Ned) s.t.
10. Geraint Thomas (Gbr) s.t.
18. Vincenzo Nibali (Ita) s.t.
Classifica generale
1. Julian Alaphilippe (Fra, Deceuninck-QuickStep) in 4h38’55”
2. Michael Matthews (Aus, BikeExchange) a 0’12”
3. Primoz Roglic (Slo, Jumbo-Visma) a 0’14”
4. Jack Haig (Aus) a 0’18”
5. Wilco Kelderman (Ned) s.t.
6. Tadej Pogacar (Slo) s.t.
7. David Gaudu (Fra) s.t.
8. Sergio Andres Higuita (Col) s.t.
9. Bauke Mollema (Ned) s.t.
10. Geraint Thomas (Gbr) s.t.

fonte: Repubblica.it – articolo di Luigi Panella

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