La mia prima Ötztaler.

Sono 39 anni che la Marathon su strada più dura al mondo va in scena su alcuni dei passi più duri delle Alpi tra Austria e Italia.

Testo di Leonardo Olmi, foto di Leonardo Olmi, Sportograf e Organizzazione.

Non è certo un caso se alla soglia dei quarant’anni la Ötztaler Radmarathon ha superato ancora una volta quota 4.000 iscritti, con al via ben 4.285 ciclisti (di cui 4024 uomini e 261 donne) al fronte di oltre 19.000 richieste di partecipazione a sorteggio. Sono questi i numeri che confermano il successo della gara di Sölden nel Tirolo austriaco. Numeri che richiedono un grande sforzo e un costante impegno da parte degli organizzatori che sono molto attenti a mantenere lo sviluppo di questa manifestazione nei parametri della sostenibilità per valorizzare la valle tirolese dell’Ötztal ed il comprensorio che la circonda con alle spalle alcune tra le montagne più belle della catena delle Alpi lungo il confine tra Italia ed Austria. Nella mia mente sono ancora freschi i bellissimi ricordi di questo lungo weekend a Sölden, dal 30 agosto al 1° settembre, durante il quale ho avuto la fortuna di essere coinvolto dall’atmosfera magica e dal fascino della Ötztaler Radmarathon. Una granfondo su strada di cui avevo sempre sentito parlare con entusiasmo, ma che non avevo ancora mai avuto occasione di “toccare con mano” o meglio di pedalare con bici. Una manifestazione spettacolare che durante il lungo weekend cui va in scena ogni anno, l’ultimo di agosto o il primo di settembre, coinvolge tutta la bellissima vallata dell’Ötztal nello stato del Tirolo austriaco al confine con l’Italia. Ancora fresco di montagne alpine grazie alla Maratona delle Dolomiti ed alla Dolomiti Superbike, a cui avevo preso parte a luglio, memore di fantastiche pedalate intorno ai passi dolomitici, non potevo fare a meno di esserci. Quindi, ho fatto di nuovo le valigie, ho messo la mia S-Works sull’auto e venerdì 30 agosto ho impostato il mio navigatore in direzione di Sölden verso l’Austria. Grazie ad una macchina organizzatrice ampiamente collaudata e alla propria offerta innovativa, gli organizzatori della Ötztaler Radmarathon sono stati premiati negli anni da una sempre crescente popolarità e richiesta di partecipazioni, sia per la meraviglia dei luoghi che attraversa la gara, che per il suo percorso. Uno dei tracciati più lunghi e duri tra tutte le granfondo al mondo che si svolge su di una distanza unica per tutti. Ma la sua durezza non vuol dire sofferenza e non toglie la possibilità di divertirsi, poiché pedalare su questi passi alpini equivale, sempre e comunque, a pedalare in mezzo alla natura circondati da panorami mozzafiato. E quindi, fare la Ötztaler vuol dire proprio percorrere le montagne che hanno fatto la storia della bicicletta e del ciclismo, amate tantissimo anche dai motociclisti per le loro strade fatte di tornanti e gallerie che si arrampicano ad oltre duemila metri sul livello del mare. Ecco perché chi la fa ambisce di essere nuovamente estratto per tornare all’edizione successiva. Il turismo legato alla bici in generale, sia quella da strada che la mountainbike, porta con sé un grande potenziale, facendo si che la stagione estiva inizi prima, dando di conseguenza ai posti letto e a tutti gli operatori turistici locali l’opportunità di essere sfruttati pienamente. La grande festa dell’Ötztaler ha avuto inizio giovedì 29 agosto ed è andata avanti fino a lunedì 2 settembre, giorno scelto dalla maggior parte dei ciclisti come quello per far rientro a casa, dato che la durezza e la lunghezza del percorso comporta, per la maggior parte degli amatori, un lasso di tempo medio di percorrenza che va dalle otto alle dieci ore per essere portato a termine. Durante il lungo weekend, oltre a poter pedalare nei dintorni di Sölden con la bici da strada, si può anche noleggiare una mountainbike (a meno che non la si sia portata d casa) per pedalare lungo le piste da discesa e downhill che, grazie a tre livelli di difficoltà, scendono giù dal Gaislachkogel. Ma sulla vetta di questa montagna, ad oltre 3.000 mt di quota, si può visitare anche il Museo di James Bond, il cosiddetto Elements, una struttura avveniristica costruita appositamente per girare le scene del film Spectre. Il tutto lo si può fare usufruendo gratuitamente di tutti questi servizi (bus, funivia e museo) grazie all’offerta del pacchetto che ogni anno è riservato per iscritti alla Ötztaler che alloggiano a Sölden.  Dalla vetta del monte Gaislachkogel si può ammirare anche il mitico Passo del Rombo, l’ultimo dei quattro facenti parte della Ötztaler Radmarathon, anche se il più lungo ed il più duro. Il Rombo o meglio Timmelsjoch, come viene chiamato in tedesco, è stato anche il passo scelto dal sottoscritto per il viaggio di andata in auto verso l’Austria, dato che provenendo dalla A22 verso il Brennero, la strada più corta suggerita dal navigatore per raggiungere Sölden è proprio quella che passa da Merano in direzione San Leonardo, da dove ha inizio la mitica salita del Rombo, quasi 29 km per 1800 mt di dislivello.

Una salita che, per chi non ha mai fatto la Ötztaler, forse è meglio vederla prima in auto per rendersi conto di come è fatta e quindi come affrontarla, dato che sarà l’ultima e viene dopo 183 km ed oltre 3000 mt di dislivello nelle gambe! Per entrare nella Storia della Ötztaler, o meglio per ricevere la tanto ambita maglia di Finisher, si devono completare i suoi di 238 km (che per la maggior parte sono sempre chiusi al traffico veicolare) per un dislivello di circa 5500 metri.La partenza della Ötztaler è alle ore 6,45 del mattino da Sölden: si parte subito in discesa, per trenta chilometri, lungo il fiume Ötztaler Ache nella valle tirolese dell’Ötztal, al termine della quale si va subito ad affrontare il Kühtai, il primo dei quattro passi alpini in programma. Quattro passi sembrano pochi, se si pensa alla lunghezza del percorso che appunto sfiora i 240 km, ma il fatto è che sono tutti molto lunghi (il più corto misura infatti ben 15,5 km; pensate che il Passo Giau della Maratona delle Dolomiti, il più temuto, misura “solo” 10 km) e ad una lunga salita segue un altrettanto lunga e veloce discesa. Discese davvero ripide e velocissime, quelle della Ötztaler, da paura, da stare con la punta delle dita pronte sui freni, dato che in poche centinaia di metri si arriva in un batter d’occhio anche a 95/100 kmh, velocità che alcuni superano anche di dieci chilometri orari in più. Quindi, super raccomandate, per una granfondo del genere, le bici di ultima generazione con i freni a disco. Dicevamo, appunto, che la partenza è in discesa, ed essendo così presto al mattino, c’è sempre da considerare le condizioni e le previsioni meteo. Io personalmente ho esagerato mettendo delle ginocchiere leggere e dei copri scarpa, ma anche la mantellina era in eccesso, dato che poi all’attacco della prima salita, che parte subito con pendenze a due cifre del 10 %, mi sono dovuto fermare a spogliarmi senza sapere dove mettere la roba superflua. La Ötztaler non necessita di portare due borracce e scorte di integratori, dato che in cima ad ogni salita si trova un fornitissimo ristoro e si può fare rifornimento idrico con i molti prodotti, gel e barrette offerte da Power-Bar e bevande Red-Bull. Sulla salita finale del Rombo (lunga appunto quasi 30 km) c’è addirittura un rifornimento intermedio, oltre alle tante fontane d’acqua fresca che sgorga qua e là. La borraccia, casomai, suggerisco di prenderla da 750ml anziché da 500ml ed al posto della seconda borraccia consiglio di mettere un contenitore con all’interno attrezzi, ricambi, mantellina o quello che più vi sembra opportuno. Ovviamente, per quanto mi riguarda, non può mancare la mia inseparabile macchinetta fotografica compatta e il telefono, che tengo a portata di mano su di una borsetta fermata sul telaio dietro alla pipa manubrio. Non bella esteticamente, devo dire, ma indispensabile per svolgere il mio lavoro di “Reporter in Action”, che vive le esperienze in primis in modo da potervele raccontare sudando e soffrendo come tutti gli altri bikers.

Ma torniamo al primo passo, il Kühtai, che si affronta al temine di una veloce discesa che si conclude con una lunga pianura a favore per un totale di 32 km, al termine dei quali il nostro ciclo-computer segna già una media di quasi 60 kmh. La salita che porta in cima al passo, a circa 2020 mt di altitudine, è lunga ben 18,5km con un dislivello di 1200 mt, pendenza max del 18% e media del 7,5%. Una bella e lunga salita che sicuramente andrà affrontata con calma e servirà a scremare il lungo serpentone. Un’ascesa durante la quale domina il silenzio, si ha tanto tempo per riflettere e concentrarsi sul resto del percorso, per affrontare al meglio la lunga avventura che ci attende ed andrà ad occupare la quasi totalità della giornata che abbiamo davanti. Una giornata fatta da panorami mozzafiato, colorati dal verde di boschi e prati e dal grigio delle vette alpine con le mucche in mezzo di strada che attraversano da un prato all’altro, salutando il fiume colorato di ciclisti che ci circonda e ci dà il morale necessario per andare avanti. Ognuno di noi sicuramente pensa: “se ce la fa lui o lei, perché non dovrei farcela anch’io?”, e così si va avanti per chilometri e per ore. Tutti, dal momento che si schierano alle prime luci dell’alba sotto allo striscione della RedBull lungo la Dorfstraße di Sölden, sanno che i chilometri da affrontare sono tanti e che le ore da stare in bici sono tantissime, per la maggior parte oltre le otto ore, per moltissimi oltre le dieci ore, e per qualcuno anche vicino alle 13 ore, con un tempo massimo da rispettare prima di affrontare l’ultimo passo di giornata, il Rombo. Ecco perché prima di pensare di iscriversi alla Ötztaler Radmarathon si deve esse consci del fatto che bisogna avere una preparazione adeguata, anche se il nostro obbiettivo sarà semplicemente quello di farsi una lunga ma bellissima pedalata tra le Alpi senza guardare il risultato, ma concluderla senza sofferenze inutili, quali crampi e crisi di fame, che ci porterebbero ad un probabile ritiro o un inutile sofferenza. Quindi, oltre ad una buona preparazione, per affrontare questa meravigliosa granfondo ci vogliono si gambe, ma anche cuore e tanta testa. Una volta scollinati i 2.020 mt del Kühtai, dove ad attenderci troviamo un tifo da stadio con rifornimento di borracce, si affronta una lunga e veloce discesa di circa 20 km in direzione di Innsbruck, al termine della quale ha inizio la lunga ascesa di 39 km verso il Passo del Brennero, che ci porta a quota 1377 mt sul livello del mare, con un dislivello totale di 777 mt. Un’ascesa fatta anche di tratti in falsopiano, di cui alcuni a favore, dove sicuramente è meglio stare a ruota e coperti dal vento. Ma trovare il “gruppo” alla Ötztaler non rappresenta mai un problema, l’importante è che sia quello giusto che più si adatta al nostro passo. La pendenza massima di questa salita si trova solo sulla parte finale, ed è intorno al 12 %, ma solo per un tratto breve, mentre per il resto è molto pedalabile e veloce, tanto è vero che la sua pendenza media è del 2,1 % e la si percorre a velocità sostenute. Come sul Kühtai, anche lungo questo tratto, sia nell’attraversamento dei tanti paesi di fondo valle, che allo scollino del Brennero, abbiamo trovato parenti e amici, pronti ad offrire il rifornimento ai loro “eroi”, e tanto pubblico locale fatto di curiosi e turisti increduli nel vedere questa marea di cicloamatori che osano sfidare, in bicicletta, quattro passi alpini, tutti in un unico giorno, quando soltanto uno di essi sarebbe bastato a scoraggiare i più. Una volta oltrepassato il Brennero, si affronta un’ampia e bella discesa verso Vipiteno, entrando quindi in Italia, per andare ad affrontare un altro passo alpino che ha fatto la storia del ciclismo, quello del Giovo, Jaufenpass in tedesco. Un’ascesa ricca di tornanti, che dal bosco passa al verde dei prati negli ultimi chilometri regalandoci panorami indimenticabili. Se domenica 1° settembre eravamo partiti da Sölden con nuvole e cielo coperto che ci hanno accompagnati fino al passo del Kühtai, dal Brennero in avanti il cielo si è aperto ed al grigio si è sostituito l’azzurro tappezzato qua e la dal bianco delle nuvole. La temperatura si è alzata fino a trasformarsi in quella ideale per andare in bici, non troppo caldo in salita e perfetta per affrontare le discese con il solo uso di uno smanicato antivento. Per questa mia prima Ötztaler il tempo mi ha voluto sicuramente bene dato che, ahimè, alcune volte la montagna, come si sa, ci può anche riservare pioggia e freddo. Noi di domenica 1° settembre 2019 siamo stati davvero fortunati, dato che il lunedì seguente sono arrivati pioggia e freddo che davano a Sölden ed ai passi della valle dell’Ötztal un aspetto invernale, completamente diverso da quello estivo del weekend che avevamo trascorso fino ad allora. Per raggiungere la vetta del Giovo a 2090 mt di altitudine, si devono percorrere altri 15,5 km con un dislivello di 1130 mt. La pendenza max che si trovano lungo i suoi tornanti è del 12 % e quella media del 7,5 %.

Prima della vetta si trova un fornitissimo ristoro, dove conviene fare un altro rifornimento idrico, prendere qualche gel e barretta, mangiare un pezzo di crostata o un panino, quindi un selfie ricordo con il cartello del passo e giù lungo la sua spettacolare discesa di 20 km piena di tornanti. Dal paesaggio lunare senza alberi si entrerà di nuovo nel bosco tra altissimi abeti, per poi arrivare a San Leonardo in Val Passiria, dove un tifo da stadio, o meglio da Giro d’Italia, accoglie anche in Italia tutti i ciclisti al loro passaggio, dal primo all’ultimo. Quei ciclisti coraggiosi che hanno già percorso oltre centottanta chilometri e superato tremila metri di dislivello, numeri che per qualsiasi altra granfondo rappresenterebbero un super lungo.

Qua, invece, per gli uomini “duri” della Ötztaler è come se iniziasse un’altra granfondo, vuoi solo per il dislivello, dato che da quella maglia di Finisher ci separano ancora 2500 metri di dislivello, anche se i chilometri sono “solo” altri 55, di cui 30 di salita.

Ma il tifo ci esalta, ci sentiamo tutti delle Star, gli applausi non si possono deludere, e quindi testa bassa, pedalare e via avanti. Anche perché quello che ci attende, il Rombo, è vero che è uno dei passi più duri delle Alpi, ma anche uno dei più stupendi da fare in bici, specie dopo la prima parte quando si esce dal bosco e gli alberi lasciano spazio al verde delle sue pendici su cui sono disegnati i grigi tornanti d’asfalto. Alcuni dei quali sono famosi per aver appese ai bordi le vecchie maglie della Ötztaler, strappate dall’usura delle intemperie e degli anni. Il Passo del Rombo rappresenta l’apoteosi del ciclista, il passaggio dal mortale al divino per chi riesce a scollinarlo durante la Ötztaler; 28,7 km per 1759 mt di dislivello, al termine del quale siamo a quota 2509 mt.  Al suo apice molti scoppiano in lacrime di gioia che suppliscono a quelle di sofferenza patita durante l’ascesa, lacrime che si ripresenteranno al passaggio sotto lo striscione d’arrivo a Sölden. Il Rombo è una salita incredibile, interminabile, parrebbe un “mostro” ma invece poi, dopo che l’hai appena fatta, te ne innamori, sei pieno di ricordi, di immagini, di flashate qua e là. E quando ti vai a rivedere le foto fatte da Sportograf non vedi l’ora di poterci tornare l’anno successivo. Il Rombo è una sfida, se lo superi alla Ötztaler poi ti senti invincibile, ti rendi conto che allora puoi fare di tutto con la tua bici; il ciclismo non ha limiti, la tua forza ti può portare ovunque. È quello che un po’ mi è successo quando, la settimana successiva al mio rientro da Sölden, ho avuto un brutto incidente in bici che mi ha costretto a due interventi chirurgici con uno stop forzato tutt’ora in corso, ecco il perché del ritardo nel mio racconto. Ma riguardando e ricordando quello che ho fatto mi dà la spinta di andare avanti e tornare più forte di prima! Il Rombo ti cambia, me lo dicevano in tanti, è una salita magica! Le sue pendenze non sono proibitive, dato che la max raggiunge, solo in alcuni punti, il 14 % con una pendenza media del 6,2 %. Una volta sulla vetta, qua come sugli altri tre passi precedenti, gli organizzatori facevano trovare ai ciclisti le loro borse con all’interno quello che ognuno più preferiva, da un intimo di ricambio, alla mantellina, i copriscarpa, i gambali, ecc. per affrontare la discesa in caso di cambio meteo improvviso, quali pioggia o freddo. Ovviamente il tutto andava deciso a priori il sabato prima della gara, consegnando la borsa entro le otto di sera indicando su quale passo la si voleva ritrovare. La scelta poteva essere rivolta solo ad uno dei quattro passi alpini e la borsa non doveva superare certe dimensioni. Se poi si decideva di non fermarsi e di non prenderla, si poteva proseguire dritti e la si ritrovava all’arrivo dopo le otto di sera di domenica o lunedì mattina. La mia scelta era stata per il Rombo, ma non mi sono fermato, grazie al tempo che si era solo rannuvolato ma teneva bene. La discesa verso la valle dell’Ötztal, che segna il nostro rientro in Austria, è spettacolare. Le velocità sono altissime, ma prima di raggiungere il famoso Motorcycle Museum (che suggerisco di visitare all’andata o al rientro da Sölden) c’è uno strappo spezza gambe di circa un chilometro che può portare facilmente a crampi. Una volta superato anche questo e passati sotto al pedaggio del museo, si respira solo aria di vittoria. Si perché quella di concludere la Ötztaler Radmarathon rappresenta, per ogni ciclista, una vittoria personale. Il tempo scorre, non importa, non sono qui per “fare” il tempo, ma per capire questa gara, capire perché tutti me ne parlavano in maniera entusiasta, capire perché tutti quelli che la fanno ci vogliono tornare. E tutto questo mi servirà a raccontare perché in quasi quattro decadi questo evento è cresciuto così tanto. Forse perché tutti vogliano far parte della storia della Ötztaler. Kühtai, Giovo, Brennero, Rombo e la stessa atmosfera di festa che si respira a Sölden in questi tre giorni dedicati alla bicicletta, mi hanno aiutato tanto a capire. Il tifo e gli applausi che si trovano quando si entra a Sölden, ma specie quelli delle migliaia di spettatori e familiari in attesa una volta che si attraversa il fiume, si passa sotto lo striscione della RedBull e si entra entra nello “stadio” di fronte alla Freizeit Arena, ti fanno scoppiare in lacrime e spazzano via in un attimo tutta la fatica fatta. Devo dire che se prima di partire avevo qualche dubbio, l’averla finita in un tempo di poco superiore alle nove ore con vari stop dedicati a foto e video, mi ha lasciato ricordi indimenticabili. Dai panorami al calore del pubblico, dalla spettacolarità del percorso della valle dell’Ötztal in Austria e della Val Passiria in Italia ai passi alpini più belli del mondo. Mi sembrava di essere in Paradiso, o forse in un sogno, non sapevo se fermarmi e sedermi ad ammirare la vista spettacolare con il verde dei prati da cui si scagliavano verso il blu del cielo i monti pallidi di colore grigio delle Alpi, oppure continuare a “fare” la gara. Ho dato nel mezzo e mi son fermato per qualche minuto a fare foto e video da portare a casa nei miei ricordi, anche se non ce n’era bisogno, poiché tutto è ancora lì, impresso sul “negativo” a colori da qualche parte nella mia mente. Anche se poi ad impressionare per sempre i nostri ricordi ci hanno pensato i bravissimi fotografi di Sportograf, l’agenzia ufficiale della Ötztaler Radmarathon, che nascosti dietro i cespugli bloccavano in un clic le nostre gesta, con la faccia stremata non si sa se dalla fatica o dallo stupore di quello che vedevamo intorno a noi. Ma si poteva tranquillamente proseguire, poiché dopo uno scenario da cartolina, ne arrivava uno da poster e poi uno da screen saver, e così via. Una meraviglia che solo montagne come le Alpi ci possono regalare. Il bello di questa strabiliante manifestazione è che tutto si svolge intorno al paese di Sölden. Dal ritiro dei pacchi gara, che si trova alla Freizeit Arena insieme all’area Team, al pasta-party finale, ma anche la zona Expo e le premiazioni che si tengono la sera all’interno della stessa. Gli alberghi sono tutti molto vicini e comodi, io ho alloggiato allo Sporthotel Alpina, un bellissimo albergo a quattro stelle, leggermente in collina al di sopra della Dorfstraße, dove si trova la partenza, ed a soli due passi da zona Expo e zona di Arrivo. Come la maggior parte degli hotel di Sölden, anche lo Sporthotel Alpina è uno dei tanti bike-hotel attrezzati per offrire al ciclista tutto ciò che necessita, compresa una cucina a base di carboidrati, oltre ad uno ottima scelta di carni ricche di proteine. Anche alla colazione non mancava mai niente, e come sanno tutti i ciclisti un’ottima colazione prima di uscire in bici è fondamentale! Nel frattempo che i comuni biker stavano ancora soffrendo a metà percorso, i Big della Radarathon non si erano risparmiati per niente, con la gara al maschile dominata dal vincitore dell’anno scorso, l’austriaco Mathias Nothegger, che con il tempo di 6h47’ ha staccato di oltre un minuto l’italiano Mattia De Marchi, seguito sul terzo scalino del podio da un altro italiano, Tommaso Elettrico, che ha battuto in volata l’austriaco, pluricampione del mondo marathon di mountainbike, Alban Lakata. Nella gara al femminile, ad avere la meglio su tutte è stata la tedesca Christina Rausch che con un tempo di 7h45’ ha preceduto in ordine la belga Ils Van Der Moeren e la svizzera Cristina Rauch. Vi ricordo che il servizio fotografico ufficiale della gara è stato realizzato dall’agenzia Sportograf. Tutti i partecipanti alla Ötztaler Radmarathon hanno potuto acquistare le loro foto e video tramite l’efficientissimo sito dell’agenzia ufficiale, che fin dal lunedì sera aveva già reso disponibile il pacchetto comprendente stupende immagini scattate da esperti fotografi nei punti più strategici del percorso.

Video Highlights by Sportograf

 

Ötztaler Radmarathon

 

 

 

 

 

 

 

Servizio Fotografico by Sportograf

 

 

 

 

 

 

 

Sporthotel Alpina

 

 

 

 

 

 

Classifiche by Datasport

 

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