Tour de France, impresa di van Aert nel giorno del doppio Ventoux. Pogacar resta in maglia gialla.

Il belga porta via la fuga, poi stacca tutti su una delle salite più mitiche e tenute. Piccolo momento di incertezza dello sloveno, che resta comunque senza problemi in maglia gialla.

Ossessione, emulazione, vittoria. C’è un sottile filo che lega Wout van Aert e Mathieu van der Poel, due che si fanno la guerra in bici da quando sono bambini. Vdp il suo Tour lo aveva già vinto con la conquista della gialla da dedicare a nonno Raymond Poulidor, che quella gioia non era mai riuscito a goderla. Poi via, a preparare l’Olimpiade per la mountain bike. Van Aert ha provato a rispondere in tutti i modi: facendo le volate, andando in fuga, pensando persino alla classifica generale. Alla fine ci è riuscito in una giornata non banale, quella della doppia scalata al Mont Ventoux. L’azione decisiva nella seconda ascesa, un buon margine messo tra sé e alcuni degli altri attaccanti di giornata, quindi una picchiata perfetta (velocità massima intorno ai 100 km/h) verso il traguardo di Malaucéne.

Il primo momento di incertezza di Pogacar

Tadej Pogacar mantiene la maglia gialla, anche se per la prima volta in questo Tour accusa un minimo, ma proprio un minimo, di incertezza.  Succede nella corsa parallela dei migliori della generale. Lavora tanto la Ineos, un po’ nello stile dei vecchi tempi. Gran ritmo su pendenze toste che sbriciola il plotone ma non intacca la determinazione di Jonas Vingegaard. Infatti la mini flessione della maglia gialla non coincide con una fiammata di Carapaz, come sarebbe stato logico attendersi dopo il lavoro dei compagni, ma con una sparata del promettente danese. Difficile capire se per Pogacar si sia trattato di un momento di effettiva difficoltà oppure abbia prevalso la scelta tattica di non rischiare un fuori giri. Propendiamo per la seconda, anche perché poi in discesa sono tornati tutti insieme, compreso Uran (regolare e niente male il colombiano). A conti fatti, unica vittima del Ventoux tra i primi in classifica e l’australiano O’Connor, che perde posizioni. E comunque ci sono ancora i Pirenei per dirimere quel che resta dei dubbi.

van Aert protagonista per tutta la tappa

Il Mont Ventoux, prima apparizione al Tour datata 70 anni, è depositario di imprese e tragedie (dalla drammatica fine dei Tony Simpson nel 1967 alla cavalcata di Merckx che poi quasi svenne per la fatica, tanti per citarne un paio), per le quali sono stati impiegati oceani di inchiostro. Gli organizzatori, proprio per la cifra tonda, hanno pensato bene di proporne una doppia scalata. La prima, dal versante di Sault, è più semplice, lo dice la storia: fatta una solta volta nel 1974 in una tappa che fu vinta da un passista veloce belga, Joseph Spruyt.  La seconda è il ‘vero’ Ventoux, la salita alla quale non bisogna dare confidenza per non avere brutte sorprese. E’ qui che si sfalda del tutto il drappello di attaccanti di giornata, ‘portato via’ in precedenza proprio da van Aert. Ne facevano parte, tra gli altri, Alaphilippe (in testa nel primo passaggio), Daniel Martin, Rolland, van Avermaet. Tre i Trek Segafredo, e tra loro non c’è Nibali nonostante pensieri più o meno proibiti riservati ad una tappa del genere. Sono Bauke Mollema, Kenny Elissonde e Julien Bernard, figlio di quel Jeff che sul Mont Ventoux nel 1987 sembrava potersi prendere il Tour in una cronoscalata prima di arrendersi, di schianto, nelle tappe successive. Parlavamo di confidenza al Ventoux: ne dà troppa Elissonde, che parte per primo va viene inesorabilmente preso e staccato da van Aert. Il campione del Belgio accumula in salita, non sbaglia in discesa e dà un calcio alla sfortuna, che in giornata ha continuato a perseguitare la sua squadra, la Jumbo (ritiro di Toni Martin dopo l’ennesima caduta). “Potrebbe essere la vittoria più importante della carriera”, ha detto. Van der Poel-Van Aert 1-1, il duello continua.

Ordine d’arrivo
1. Wout van Aert (Bel, Jumbo-Visma) in 5h17’43”
2. Kenny Elissonde (Fra, Trek-Segafredo) a 1’14”
3. Bauke Mollema (Ned, Trek-Segafredo) s.t.
4. Tadej Pogacar (Slo) a 1’38”
5. Rigoberto Uran (Col) s.t.
6. Richard Carapaz (Ecu) s.t.
7. Jonas Vingegaard (Den) s.t.
8. Alexey Lutsenko (Kaz) a 1’56”
9. Wilco Keldermann (Ned) s.t.
10. Enric Mas (Esp) a 3’02
15. Ben O’Connor (Aus) a 5’35
Classifica generale
1. Tadej Pogacar (Slo, UAE Team Emirates) in 43h44’38”
2. Rigoberto Uran (Col, EF Education Nippo) a 5’18”
3. Jonas Vingegaard (Den, Jumbo-Visma) a 5’32”
4. Richard Carapaz (Ecu) a 5’33”
5. Ben O’Connor (Aus) a 5’58”
6. Wilco Kelderman (Ned) a 6’16”
7. Alexey Lutsenko (Kaz) a 6’30”
8. Enric Mas (Esp) a 7’11”
9. Guillaume Martin (Fra) a 9’29
10. Peio Bilbao (Esp) a 10’28
11. Mattia Cattaneo (Ita) a 15’35
36. Vincenzo Nibali (Ita) a 1h09’03”

fonte: Repubblica.it

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