Ma chi è ATAKAMA?

Abbiamo incontrato Stefano Marrini, fondatore di Atakama Bike.

Testo e Foto di Leonardo Olmi.

Chi è Stefano Marrini e cosa lo lega al ciclismo?

Ho corso in bici dai 6 ai 20 anni, da giovanissimo fino a dilettante, e nonostante oggi pratichi tutto un altro sport, nell’animo mi sento ancora un po’ ciclista, poiché la passione per la bicicletta una volta che ti prende nella vita poi non ti abbandona mai.

Quindi dalla passione sei poi passato alla produzione di telai e ruote in carbonio, dalla strada, alla mountainbike e la gravel, dovendo scegliere anche un nome da dare a questa azienda.

Atakama nasce innanzi tutto da una mia esigenza professionale, in quanto accanto alla mia attività di pilota e tutto quello che gira intorno alla mia officina meccanica ed alla preparazione delle macchine da corsa, nasceva la necessità di un’attività alternativa che mi impegnasse in altri fronti. Quindi dopo i miei vari viaggi in giro per il mondo facendo esperienze di commercio, ho inquadrato nel mondo della bicicletta un articolo che poteva essere creato, venduto e commercializzato da un privato. Mentre altri tipi di prodotti avrebbero richiesto esperienze e finanze diverse, quello della bici lo vedevo di più un settore a mia misura.

 Per quanto riguardava il nome da dare all’azienda, un po’ come quando nasce un figlio e si fa fatica a sceglierne uno, così è stato per Atakama. L’azienda nasce a cavallo tra il 2012 ed il 2013 che corrisponde alla mia prima partecipazione alla Parigi-Dakar, una gara che ti segna sotto tutti i punti di vista, dove fu proprio il Deserto di Atacama (nd: su questo deserto non cade una goccia d’acqua da 400 anni, ed è 50 volte più secco della Death Valley) quel luogo che più mi era rimasto impresso da questa mia prima indimenticabile esperienza agonistica e di vita. Fatica, caldo e sudore sono stati i valori che più si avvicinavano allo sforzo che da sempre è legato allo sport del ciclismo. Quindi personalizzando il nome sostituendo la “k” al posto della “c”, che lo rendeva più accattivante e graficamente bello per il nome di una bici e delle ruote.

Quindi una volta trovato il nome e fatta l’azienda come sei entrato nel mercato?

Dare visibilità e forza al marchio è il lavoro più importante da fare a monte. Anche se apparentemente i prodotti d’importazione cinese possono sembrare tutti uguali, così non lo è in quanto cambiano le caratteristiche, le tecniche e le geometrie e alla fine dei conti esiste sempre il prodotto fatto male e quello fatto bene, un po’ come in tutte le cose. La mia filosofia mi impone di utilizzare prodotti di alta gamma, non solo perché punto alla qualità, ma anche perché un prodotto buono poi crea meno problemi all’azienda, specie quando questa è piccola come appunto Atakama. La mia idea è quella di fare da intermediario tra l’acquisto diretto che ognuno di noi può fare in giro per il mondo attraverso internet e quello di un prodotto di ottimo livello e qualità ad un prezzo che sia competitivo e di poco superiore a quello che si trova rispetto all’acquisto che ti puoi fare da solo in rete senza nessuna garanzia.

Chi utilizza i tuoi prodotti?

Le nostre bici hanno vinto un Campionato Toscano Dilettanti, ci sono dei ragazzi passati tra i professionisti che ancora parlano bene del mio prodotto, come Pierpaolo Ficara, Danilo Celano che vengono dalla squadra di Franco Chioccioli, la Rosini. Una squadra che tuttora, come la Sestese, utilizza i miei telai. Così come con le mie ruote, anche nel mondo amatoriale, sono stati vinti vari Campionati Italiani da Perini, Pezzi e altri ancora. Anche nella mountainbike le mie ruote sono state usate da campioni del calibro di Francesco Casagrande, mentre ha ottenuto già ottimi risultati e podi anche Marco Zamparella con la mia bici completa di ruote. Se poi in mezzo a oltre mille partenti di una gara di mountainbike come Sinalunga, quella di casa per noi, un piccolo privato si ritrova sette o otto biker che utilizzano le nostre coppie di ruote, allora, come si dice in gergo, vuol dire che il prodotto ha sfondato.

Poi ovviamente non abbiamo una rete commerciale fortissima, ma però credo tanto sulla qualità del prodotto che penso non abbia niente da invidiare ad altri. E chi riesce ad approcciare a questo pensiero e questa filosofia, ossia quella di poter acquistare un prodotto estremamente più concorrenziale rispetto ai grandi marchi, non rimarrà deluso da Atakama. Anche se sono consapevole di avere più margine di vendita nel settore della mountainbike che quello della strada che è maggiormente brandizzato rispetto alle ruote grasse. Chi cerca prodotti resistenti, leggeri e di qualità non rimarrà deluso da Atakama.

Il nostro test sulle ruote da strada.

Da febbraio ad oggi, quindi con varie condizioni climatiche, temperature e possibilità di variare i percorsi, abbiamo provato due modelli di ruote da strada in carbonio, sia le Atakama 38mm che le Atakama 50mm.

Entrambe per copertone ed entrambe con profilo “U-Shape” maggiorato di 26mm. Quindi una forma molto rotondeggiante che nei nostri test si è rivelata molto efficace anche nelle condizioni di vento forte.

Con le 38mm abbiamo notato che raffiche laterali anche molto forti, non facevano sbandare per niente la bici, specie sulla ruota anteriore, quella che di più soffre contro il vento nelle altezze di profilo. La stessa ruota, più leggera rispetto alle 50mm (ossia 1370gr contro 1450gr) si è dimostrata anche molto efficace in salita, come quelle che si incontrano alla Maratona delle Dolomiti, dove abbiamo utilizzato queste ruote. Come tutti sanno, la forza centrifuga prodotta da un alto profilo (più peso e largo in altezza) non è indicata in salita in quanto, per via di quello che viene detto “effetto volano”, rende la rotazione della ruota più difficile richiedendo una forza di pedalata maggiore, il che si traduce in un dispendio di energie maggiore. Una ruota che poi, comunque, sarebbe utile sulle lunghe discese, quindi un profilo intermedio, come appunto il valido compromesso dei 38mm, si rivela ideale per aumentare la velocità. La 50mm si è invece rivelata una ruota ottima per i percorsi vallonati e collinari, come quelli che si trovano in Toscana, nel Chianti, dove appunto l’abbiamo utilizzata più volte. Una ruota che, rispetto alla sorella minore in profilo, con la sua grafica maggiorata grazie allo spazio disponibile, rende la nostra bici più accattivante esteticamente e gradevole all’occhio. Ottima e scorrevole per la pianura, sugli strappi veloci e le discese pedalabili, dove la 38mm al contrario faceva perdere un po’ di velocità. Queste ruote, completamente in carbonio, per copertoncino, hanno resistito bene anche alle lunghe discese calde dell’estate, come quelle dalla Secchieta a Reggello (che chi è di zona conosce bene) e quelle dell’Amiata, ognuna dai 15 ai 20 km con pendenze fino al 16%, dove l’inevitabile uso del freno in discesa, con relativo riscaldamento della pista frenante in carbonio, sappiamo che è a rischio deformazione della stessa sulle ruote in carbonio.

Test superato per le Atakama che si sono guadagnate un bel 9½ (10 non si da mai), a conferma del loro slogan che dice: Always One Step Forward (sempre un passo avanti). Quindi delle ottime ruote da allenamento che poi, essendo in carbonio, facilitano anche la sostituzione con quelle da tubolare in carbonio quando si va a delle gare, senza la fastidiosa sostituzione del pattino del freno, se invece si fossero usate quelle in alluminio. Adesso rimaniamo in attesa di fare altri test su quelle per tubolare, le tubless da copertoncino e le ruote da mountainbike. Continuate a seguirci su queste pagine ed i nostri social.

Per maggiori info su Atakama:

Atakama Bike

 

 

 

 

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Stefano Marrini Pilota

 

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